Analisi della legge 112/08 [passaggio per passaggio]

novembre 1, 2008 § Lascia un commento

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Capo II
Contenimento della spesa per il pubblico impiego

Art. 64.
Disposizioni in materia di organizzazione scolastica

1. aumentare il rapporto alunni/insegnanti

2. diminuire del 17% gli ATA nel triennio 2009-2011

3. razionalizzare l’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili. Poi però il paradosso: “che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico.”

[nota dopo i primi tre punti]: l’obiettivo è quello dell’efficacia e dell’efficienza, cioè ottenere i risultati più alti utilizzando il minimo delle risorse. Ma in un Paese destinato a moltiplicare esponenzialemente il numero degli extracomunitari, dal 6% al 18% in 40 anni, la Scuola richiede maggiori risorse per dedicarsi a saperi specifici, pertanto è impensabile ‘razionalizzare’ [ma leggasi tagliare] spazi e risorse senza tenere conto dei bisogni.
Se n’è accordo anche il Legislatore che si affretta ad inserire il comma 4:

4. revisione dell’attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, attenendosi ai seguenti criteri:

a. razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti; a favore della specializzazione?

b. ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;

c. revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi; prodromo della classe-ponte-ghetto?

d. rimodulazione dell’attuale organizzazione didattica della scuola primaria; prodromo del maestro unico?

e. revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA, finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi; leggasi: ridurre il personale ATA!

f. ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, previsto dalla vigente normativa.

5. Al comma 5 si leggono riferimenti agli “obiettivi prefissati”, che non sono finora didattici ma economici.

6. ed ecco la quantità dei tagli: “non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012.”

7. istituzione di un comitato di verifica del raggiungimento degli obiettivi finanziari! [finalmente esce la parola magica]

8. Al fine di garantire l’effettivo conseguimento degli obiettivi di risparmio di cui al comma 6, si applica la procedura prevista dall’articolo 1, comma 621, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 ovvero si legge:

621. Al fine di garantire l’effettivo conseguimento degli obiettivi di risparmio di cui ai commi 483 e 620, in caso di accertamento di minori economie, si provvede:
a) relativamente al comma 483, alla riduzione delle dotazioni di bilancio, relative ai trasferimenti agli enti pubblici, ivi comprese quelle determinate ai sensi dell’articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, in maniera lineare, fino a concorrenza degli importi indicati dal medesimo comma 483;
b) relativamente al comma 620, a ridurre le dotazioni complessive di bilancio del Ministero della pubblica istruzione, ad eccezione di quelle relative alle competenze spettanti al personale della scuola e dell’amministrazione centrale e periferica della pubblica istruzione, in maniera lineare, fino a concorrenza degli importi indicati dal medesimo comma 620.

9. il 30 per cento ricavato dai tagli/risparmi servirà per “incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall’anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico.” Il resto sarà accantonato “in un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, a decorrere dall’anno successivo a quello dell’effettiva realizzazione dell’economia di spesa, e saranno resi disponibili in gestione con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca subordinatamente alla verifica dell’effettivo ed integrale conseguimento delle stesse rispetto ai risparmi previsti.”

bilancio

Con la Finanziaria 2008 al ministero di Fioroni sono stati destinati 304 milioni.
Con la legge 112/08 “devono realizzarsi economie lorde di spesa non inferiori a 456 milioni per l’anno 2009” (fonte IL SOLE 24 ORE p.39) per tutto l’am

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Scuola che piace, si cambia!

ottobre 27, 2008 § Lascia un commento

Dal sito di La Repubblica

SCUOLA & GIOVANI

Il sostegno agli studenti di un italiano su due, la difesa del sistema dell’istruzione
e la convinzione che la riforma Gelmini è “utile solo a far cassa” nell’indagine Demos & Pi

Sorpresa, la scuola pubblica
piace al 60% degli italiani

Non attecchisce l’idea degli sprechi e degli insegnanti fannulloni

Molti favorevoli al grembiule, al voto in condotta e agli esami di riparazione

di ILVO DIAMANTI

Sorpresa, la scuola pubblica piace al 60% degli italiani
La protesta degli studenti: lezione nei giardini dell’Università La Sapienza

CIO’ CHE sorprende maggiormente, nell’indagine condotta da Demos nei giorni scorsi, è il grado di consenso per la scuola pubblica: ampio e perfino in crescita rispetto a un anno fa. Nonostante l’ondata di discredito che – da anni e tanto più in questi tempi – sta sommergendo le istituzioni scolastiche. Ma soprattutto quei “maledetti professori”… Pretendono di insegnare in una società che non sopporta i “maestri” – figuriamoci i professori. Nonostante l’ondata di risentimento contro tutto ciò che è pubblico e statale. Scuola compresa.

Perché oggi lo Stato è rivalutato, ma come barelliere della finanza ammalata; come pronto soccorso del mercato ferito. Nonostante il conseguente calo dei fondi pubblici, che si ripete da anni, con ogni governo, di ogni colore. Perché, per risparmiare, si riducono le spese improduttive. Come vengono ritenute, evidentemente, quelle sostenute per la scuola, la formazione e la ricerca. Nonostante il contributo offerto dal sistema scolastico stesso al proprio discredito. Per le resistenze opposte dagli insegnanti ai progetti di riforma volti a valutarne il rendimento e a premiarne il merito.

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