Dirigenti poco illuminati

novembre 9, 2009 § 1 Commento

Accade che i malati di cancro non vedano riconosciuti il loro diritto alla salute, sacrosanto e costituzionale:

Articolo 32 della Costituzione: La Repubblica tutela la salute come fondamentale dirittodell’individuo e interesse della collettività.

Al contrario la povera insegnante di Latina non solo non ha vista riconosciuta la sua gravità della sua malattia e quindi le richieste per l’aspettativa, ma -sotto il giogo di un possibile licenziamento- si è recata sul posto di lavoro durante i periodi della chemioterapia e della radioterapia.

Chiaramente il tribunale del lavoro le ha dato ragione, ma questo non le restituirà la serenità che ha perso sottostando ad un Dirigente incapace, forse troppo zelante e poco illuminato: non sono certo questi i parametri dell’efficacia e dell’efficienza decantati dalle innumerevoli riforme della Scuola. Potrebbero essere però i risultati di una (buona?) interpretazione dei decreti e delle leggi sulla Pubblica Amministrazione proposti dall’On. Brunetta, presentati, cancellati e riapprovati.

C’è da augurarsi un congruo risarcimento, non solo economico, per l’insegnante: per esempio il Dirigente dovrebbe almeno sottoporsi a qualche corso di aggiornamento sulla “salute dei dipendenti”.

Non credo che servirebbe qualche corso sulla dignità umana: uomini si nasce, non si diventa.

Di seguito il testo tratto da Il Corriere della Sera (Roma):

LA STORIA

Rischia il posto per curarsi del tumore

Odissea di una professoressa: il preside negava le assenze per la grave patologia. Vittoria al tribunale del lavoro

 

LATINA – Annamaria è una donna di 58 anni, docente di lettere presso un istituto superiore del capoluogo pontino. Lotta contro un tumore dal 1991, tra numerosi interventi e cicli assai pesanti di radio e chemioterapia. Con l’aiuto del marito riesce a superare le difficoltà di recarsi a Milano nel fine settimana per tornare in classe, puntuale, il lunedì: quello di recuperare in fretta rappresenta innanzitutto il desiderio di non far conoscere agli altri colleghi ed agli studenti il proprio stato di salute, ma dal febbraio 2008 diventa una vera e propria necessità.

«ASSENZE ORDINARIE » – Già, perchè il preside dell’istituto inizia a conteggiare le assenze della prof come ‘ordinarie’, per di più senza comunicare alla ragioneria territoriale dello Stato di Latina gli atti e i provvedimenti inerenti le assenze per gravi patologie ed i permessi “ex legge 104/92” a decorerre dal febbraio 2008. Per questa mancanza alla docente è stata prima ridotta e poi annullata la retribuzione, con il rischio del licenziamento in tronco. «Al preside – fa sapere la famiglia – non sono bastati nemmeno il parere del direttore generale dell’ufficio scolastico regionale per il Lazio e la conferme del ministero della salute. Così siamo andati in giudizio».

VITTORIA IN TRIBUNALE – Il tribunale del lavoro, esaminato il ricorso di Annamaria, ha infine ordinato al dirigente scolastico di concedere i permessi mensili e le assenze per gravi patologie. Il tutto confermando il diritto di usufruire della assenze anche se «presentate contemporaneamente e successivamente all’emissione del provvedimento di collocamento in malattia d’ufficio da parte del dirigente della scuola, con conseguente scomputo dai periodi di assenza per malattia ordinaria». La scuola ed il ministero pagheranno, per ora, solo le spese processuali. Ma resta in piedi un procedimento penale con l’aggravante del mobbing – qualora riconosciuto – a peggiorare la situazione. «Tutto quello che avrò in più- dice la signora- andrà in beneficienza a favore di chi non può curarsi». Intanto Annamaria ha ottenuto il trasferimento presso un’altra scuola, e continua curarsi, con maggior tranquillità.

Michele Marangon
09 novembre 2009

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§ Una risposta a Dirigenti poco illuminati

  • arnaut ha detto:

    Poi però alcuni Dirigenti sono segnalati per non aver osservato il minuto di silenzio!

    Minacciati di provvedimenti disciplinari due dirigenti scolastici romani
    09-11-2009 | Scuola

    Risulta, da fonti giornalistiche, che sarebbero stati avviati procedimenti disciplinari a carico di due dirigenti scolastici romani in relazione alla mancata osservanza del minuto di silenzio proposto dal Ministro dell’Istruzione a tutte le istituzioni scolastiche per il 21 settembre 2009.

    Premesso che un invito, anche se proveniente dal Ministro, può essere accolto o non accolto e che è la singola istituzione scolastica autonoma a decidere se aderire e con quali modalità, tenendo conto dei contesti, dell’età degli alunni e delle attività programmate, non si capisce su quali basi normative poggerebbe il procedimento disciplinare avviato dal Direttore Generale dell’U.S.R. del Lazio nei confronti dei due dirigenti scolastici.
    E’ nel potere del Direttore Generale chiedere chiarimenti ed è doveroso da parte dei dirigenti fornirli.

    Non è nel potere del Direttore Generale invece procedere alla contestazione di addebiti a carico dei due dirigenti: non lo prevedono né il CCNL dell’area V né la normativa vigente.

    Prefigurare poi, come fanno alcuni organi di stampa, la censura scritta, il trasferimento per incompatibilità ambientale o la recessione unilaterale del contratto, non appare in alcun modo fondato.

    Nulla di nuovo: l’Amministrazione non sostiene la scuola pubblica, sottoposta a tagli di personale e risorse economiche, invade inopportunamente il campo dell’educazione degli alunni e insulta e minaccia i lavoratori che difendono le prerogative della scuola autonoma, sancite dalla Costituzione e dal regolamento contenuto nel DPR 275/1999.

    Roma, 9 novembre 2009

    [Fonte: FLCgil]

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